Il SIRE e il Pericolo del Debito Pubblico Invisibile

Negli ultimi anni, il dibattito sulla moneta sovrana e sull’uso di strumenti finanziari innovativi ha preso piede in molte nazioni, tra cui l’Italia. Uno dei concetti più controversi è il SIRE, ossia un’idea di moneta parallela che promette di rilanciare l’economia e restituire autonomia monetaria.

Tuttavia, molti si interrogano se si tratti realmente di una soluzione rivoluzionaria o solo di un modo per mascherare nuovo debito pubblico. In questo articolo analizzeremo in dettaglio il concetto di SIRE, le sue implicazioni economiche e i possibili vantaggi e svantaggi.


#1. Cos’è e come funziona

Il SIRE (Sistema di Incentivazione per la Ripresa Economica) è uno strumento monetario alternativo che mira a creare una moneta parallela all’euro, spendibile solo all’interno del territorio nazionale. L’idea è quella di emettere certificati di credito fiscale (CCF) che possono essere utilizzati dai cittadini e dalle imprese per pagare tasse e contributi, favorendo la circolazione della liquidità senza intaccare il bilancio dello Stato in termini di deficit pubblico.

L’emissione dei SIRE avviene attraverso una decisione governativa, solitamente legata a programmi di stimolo economico o sostegno fiscale. Lo Stato emette certificati di credito fiscale che vengono assegnati a cittadini, imprese o enti pubblici con l’obiettivo di aumentare il potere d’acquisto e favorire gli investimenti interni. La distribuzione può avvenire tramite bonus fiscali, sgravi o altre forme di incentivazione. Ogni certificato ha un valore nominale predefinito e una scadenza, al termine della quale può essere utilizzato per ridurre il carico fiscale o essere ceduto a terzi.

È uno strumento monetario alternativo che mira a creare una moneta parallela all’euro, favorendo la circolazione della liquidità senza intaccare il bilancio dello Stato in termini di debito pubblico e senza erogare interessi per i detentori. Questo aspetto lo distingue da altri strumenti di debito pubblico, come i titoli di Stato, che invece garantiscono un rendimento. I certificati sono quindi puramente uno strumento di pagamento e non rappresentano un’opportunità di investimento finanziario.

I certificati non sono convertibili direttamente in contante o trasferibili su conti correnti, ma possono teoricamente essere ceduti a terzi tramite intermediari finanziari. Tuttavia, il vero impatto finanziario deriva dalla loro natura di credito fiscale compensabile: ogni certificato usato per pagare meno tasse riduce il gettito fiscale dello Stato, creando un vuoto di entrate che, alla lunga, si traduce in una necessità di copertura finanziaria aggiuntiva. In altre parole, sebbene il SIRE non sembri un debito pubblico diretto, il mancato gettito si traduce in un’ulteriore richiesta di denaro per compensare il bilancio.


#2. Chi è favorevole e chi è contrario

Il progetto SIRE divide il panorama politico ed economico. Da un lato, i sostenitori vedono in questo strumento una via per rilanciare l’economia nazionale senza compromettere l’equilibrio di bilancio. Tra i principali promotori ci sono economisti di orientamento keynesiano e movimenti sovranisti, che vedono nei SIRE un’opportunità per riconquistare una parte della sovranità monetaria persa con l’introduzione dell’euro. Essi sostengono che, in un contesto di rigidità fiscale e politica monetaria unificata, il SIRE possa offrire una boccata d’ossigeno all’economia interna, incentivando la spesa e gli investimenti.

Dall’altro lato, però, ci sono forti opposizioni da parte di economisti di scuola liberale e delle istituzioni europee, che vedono nel SIRE un tentativo malcelato di introdurre una doppia valuta, minacciando la stabilità dell’eurozona. Le critiche si concentrano soprattutto sul rischio di inflazione, che potrebbe esplodere se l’emissione di questi certificati fosse eccessiva.

Inoltre, si teme che una forte vendita dei crediti sul mercato secondario possa generare lo stesso effetto dello “spread” BTP-Bund, facendo così calare la fiducia in questi strumenti. Altri critici evidenziano come, in tale circostanza, la fiducia nei SIRE possa venire rapidamente meno nel caso di un uso massiccio o di una crisi economica, portando a una svalutazione dei certificati e mettendo a dura prova la credibilità dello Stato. Questa eventualità potrebbe minare l’intero impianto economico e causare un crollo della fiducia nei confronti delle istituzioni nazionali.


#3. Considerazioni finali

Il SIRE presenta alcuni indiscutibili vantaggi, soprattutto se utilizzato con moderazione e in un contesto di stabilità economica. Il maggiore vantaggio è la capacità di stimolare la domanda interna senza un impatto diretto sul debito pubblico, almeno nelle fasi iniziali. Utilizzando i certificati per pagare imposte e contributi, si alleggerisce il peso fiscale percepito dalle famiglie e dalle imprese, aumentando il potere d’acquisto.

Tuttavia, uno dei maggiori rischi del SIRE è legato alla sua natura di credito fiscale compensabile. Ogni certificato utilizzato per ridurre le tasse si traduce in un mancato gettito per lo Stato, che dovrà comunque reperire liquidità per mantenere il bilancio. Questo crea un debito pubblico indiretto che, sebbene non immediatamente visibile, si concretizza nel medio-lungo termine come una pressione finanziaria significativa.

In conclusione, il SIRE, appare come una soluzione ambiziosa ma intrinsecamente rischiosa. Se da un lato promette di restituire sovranità economica, dall’altro cela il pericolo di trasformarsi in un debito pubblico aggiuntivo mascherato da innovazione.

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