Consulenti Finanziari e la Dipendenza dai Mercati

Nell’epoca moderna, la figura del consulente finanziario indipendente è diventata sempre più importante. Con la crescente consapevolezza dei limiti imposti dai classici “family banker” e dai consulenti legati a specifiche istituzioni bancarie, molte persone cercano alternative per gestire i propri investimenti.

In questo articolo, analizzeremo i punti di forza e le criticità di questa figura, mettendo in luce un aspetto spesso trascurato: l’inevitabile dipendenza dai prodotti finanziari presenti nel deposito titoli.

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#1. Il consulente finanziario indipendente

L’esigenza di staccarsi dal tradizionale “family banker” ha dato origine alla figura del consulente finanziario indipendente. Spesso, i “family banker” non sono realmente “consulenti”, bensì venditori mascherati che piazzano prodotti creati dalla banca stessa o da una SGR convenzionata. Questo porta inevitabilmente a conflitti di interesse, poiché il loro guadagno deriva dal piazzamento dei prodotti più redditizi per l’istituto, piuttosto che per il cliente.

Il consulente finanziario indipendente, al contrario, ha l’obiettivo di offrire consigli più neutrali e trasparenti, basati sugli interessi del cliente e non sugli utili della banca. Tuttavia, anche questa figura presenta delle criticità, soprattutto quando si parla di investimenti non finanziari o meno convenzionali. I consulenti indipendenti operano quasi esclusivamente all’interno del mondo finanziario regolamentato, limitando di fatto le scelte di investimento a strumenti finanziari quotati, gestibili tramite un deposito titoli. Ciò implica che anche se il consulente non è formalmente vincolato a una banca specifica, rimane comunque legato alla logica dei mercati regolamentati.

Questa dinamica limita la vera indipendenza dei consulenti, poiché il loro operato è comunque circoscritto alla gamma di prodotti finanziari disponibili in piattaforma. Di conseguenza, gli investimenti alternativi, come l’oro fisico o altre forme di beni non finanziari, rimangono spesso fuori dalla loro consulenza. Ciò può portare a una visione distorta delle strategie di diversificazione e a un’esclusione ingiustificata di strumenti che potrebbero migliorare la stabilità e la sicurezza del portafoglio.


#2. Il consulente bancario “family banker”

Gli investitori moderni si stanno allontanando progressivamente dalla figura del “family banker”, poiché sempre più persone comprendono che il vero obiettivo di questi consulenti bancari non è fornire una consulenza neutrale, ma piuttosto promuovere prodotti che generano ricavi per la banca. Questo approccio spesso si traduce in commissioni elevate e in rendimenti inferiori rispetto ad altri strumenti disponibili sul mercato.

Il “family banker” ha, infatti, un ruolo di venditore di prodotti finanziari creati da un’istituzione bancaria o da una società di gestione patrimoniale affiliata. Tali prodotti, per loro natura, sono concepiti per garantire una redditività elevata alla banca stessa, a discapito della massimizzazione del rendimento per il cliente. Questo fenomeno ha generato sfiducia tra i risparmiatori, che sempre più spesso si rivolgono a consulenti finanziari indipendenti nella speranza di ottenere una consulenza realmente obiettiva.

Tuttavia, il passaggio da un “family banker” a un consulente indipendente non elimina automaticamente i conflitti di interesse. Anche i consulenti indipendenti sono soggetti a un modello di guadagno basato su commissioni e sulla gestione di portafogli titoli, il che li incentiva a mantenere la liquidità all’interno di prodotti finanziari gestibili. Questo limite, sebbene meno evidente rispetto al “family banker”, esiste comunque e non deve essere sottovalutato. La vera indipendenza resta quindi un concetto sfuggente e da valutare con occhio critico.


#3. I limiti dei prodotti bancari tradizionali

I prodotti finanziari proposti dalle banche sono spesso costosi e poco performanti rispetto agli strumenti disponibili sui mercati quotati. Questi ultimi presentano una maggiore liquidità e minori costi di manutenzione, fattori che ottimizzano i ricavi a lungo termine. Tuttavia, i consulenti indipendenti tendono comunque a privilegiare strumenti quotati, mantenendo un forte legame con il mondo della finanza tradizionale.

Una delle problematiche principali riguarda il costo complessivo dei prodotti bancari, che includono commissioni di gestione, costi di ingresso e uscita, oltre a ulteriori spese di mantenimento. Questo significa che, nonostante la presunta indipendenza del consulente, il portafoglio costruito risente ancora delle logiche commerciali di fondo. Anche quando un consulente suggerisce un fondo ETP, spesso questo appartiene a società di gestione affiliate o fortemente collegate al mondo bancario.

Gli strumenti finanziari offerti sui mercati regolamentati hanno comunque un vantaggio di trasparenza e tracciabilità, ma ciò non implica necessariamente un miglior rendimento per il cliente. Bisogna considerare sempre l’alternativa di strumenti meno convenzionali, che i consulenti indipendenti, per la natura stessa della loro professione, tendono a trascurare.


#4. Considerazioni finali

La gestione finanziaria indipendente offre senza dubbio numerosi vantaggi, ma presenta anche alcune criticità che non possono essere ignorate. Un consulente indipendente ha la libertà di scegliere tra una vasta gamma di strumenti finanziari, senza essere vincolato a prodotti specifici promossi da una banca. Questo approccio dovrebbe teoricamente garantire la massima trasparenza e l’ottimizzazione delle scelte di investimento per il cliente.

Tuttavia, in pratica, questa indipendenza è limitata dalle dinamiche di mercato e dagli strumenti finanziari accessibili attraverso i depositi titoli. Il consulente tende a evitare prodotti non quotati o investimenti che comportano un eccessivo spostamento di liquidità fuori dal portafoglio gestito. Questo atteggiamento deriva dal fatto che il compenso del consulente è spesso proporzionale al capitale gestito, creando un incentivo a non disperdere le risorse.

Il rischio principale è quindi quello di ottenere una consulenza che, pur libera da vincoli bancari diretti, rimane comunque condizionata dalla necessità di garantire un flusso di commissioni stabile. La gestione indipendente si rivela quindi efficace solo in parte, lasciando spazio a dubbi sulla reale libertà di azione del consulente.

L’oro fisico è spesso ingiustamente sottovalutato. Dal 2000 ad oggi, l’oro ha registrato una performance migliore dell’S&P 500 e di molti altri indici azionari. Tuttavia, i consulenti finanziari indipendenti tendono a non promuovere l’oro fisico, poiché questo implica uno spostamento di liquidità fuori dal loro raggio d’azione e dalla gestione diretta. Il risultato è che l’investitore rischia di perdere un’importante occasione di diversificazione reale.

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