Errori Concettuali del Prelievo Forzoso dal C/C

Il prelievo forzoso è una misura straordinaria con cui lo Stato, in momenti di crisi, sottrae una percentuale dei depositi bancari per far fronte a emergenze economiche o di bilancio. In Italia, l’episodio più noto è quello del 9 luglio 1992, quando il governo Amato applicò un prelievo dello 0,6% su tutti i conti correnti bancari e postali per arginare la crisi valutaria e il deficit dello Stato.

Lo spauracchio del prelievo forzoso è ora tornato alla ribalta sui canali complottisti in vista dell’ingente spesa per la difesa che dovrà affrontare l’Europa. Tuttavia, questa misura difficilmente sarà attuata nuovamente, dato che comporta più svantaggi che benefici per chi intende fare cassa.


#1. La disomogeneità della misura

L’errore concettuale più evidente del prelievo forzoso è che non considera la reale ricchezza di un individuo, ma solo la sua liquidità immediata. Un miliardario potrebbe avere la quasi totalità del suo patrimonio investito in titoli finanziari, immobili o aziende, lasciando solo una piccola percentuale in conto corrente. Al contrario, una persona con poche risorse potrebbe avere l’intero patrimonio in un modesto conto bancario.

Facciamo un esempio pratico:

  • Un ricco con 10 milioni di euro, ma solo 1% di liquidità, subisce un prelievo insignificante di 600 euro.
  • Un povero con 10.000 euro tutti sul conto corrente, paga la stessa percentuale, subendo un impatto economico di 60 euro.

Insomma… 540 euro di differenza per un patrimonio che differisce di ben 9.990.000 euro! Ho voluto evidenziare questa differenza perché storicamente i ricchi vengono istruiti a mantenere il capitale investito, mentre i più poveri tendono ad avere una riserva di liquidità ben maggiore a causa di una minor cultura finanziaria.

Questa distorsione fa sì che i meno abbienti vengano colpiti in modo sproporzionato, mentre i grandi patrimoni possono quasi completamente evitare l’effetto della misura. Se la finalità del prelievo era raccogliere fondi in modo equo, questa misura si è rivelata profondamente ingiusta, poiché ha penalizzato in modo più significativo proprio coloro che avevano meno risorse. Inoltre, non tenendo conto del reale patrimonio complessivo di un individuo, si è creata una situazione paradossale in cui alcuni individui con enormi disponibilità finanziarie, ma senza liquidità immediata, non sono stati minimamente toccati dal prelievo, mentre lavoratori con modesti risparmi sono stati colpiti in pieno.


#2. L’esclusione dei titoli

Un altro problema è che il prelievo forzoso ha riguardato solo i conti correnti e postali, lasciando indenni gli investimenti in azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari. Questo ha creato un’ingiustizia evidente: chi aveva trasformato la sua liquidità in titoli non ha subito alcuna trattenuta, mentre chi per necessità o prudenza teneva il denaro in banca è stato penalizzato.

In pratica, lo Stato ha premiato i più esperti e benestanti, che avevano diversificato i loro patrimoni, e ha colpito chi non aveva conoscenze finanziarie o alternative sicure di investimento. Chi aveva i mezzi per investire il proprio capitale in strumenti finanziari più sofisticati ha potuto proteggersi dalla misura, mentre chi utilizzava i conti correnti come unica forma di risparmio è stato punito. Inoltre, questa esclusione ha generato un segnale negativo per la popolazione: chi ha risparmiato in forma liquida ha visto il proprio denaro sottratto, mentre chi ha saputo evitare la misura è stato premiato. Il risultato finale è stato una perdita di fiducia nel sistema, con il rischio che molti cittadini decidessero di spostare le proprie risorse fuori dal circuito bancario per evitare futuri prelievi.


#3. Chi ha i contanti non viene toccato

Il prelievo del 1992 ha ignorato un’altra variabile fondamentale: il contante. Qualsiasi somma fuori dal sistema bancario – conservata in casa o in cassette di sicurezza – non è stata toccata. Questo significa che chi aveva anticipato il rischio e ritirato i propri soldi prima del decreto si è trovato in una posizione di vantaggio rispetto a chi, fidandosi del sistema, ha lasciato i soldi depositati in banca.

L’effetto finale è stato ancora una volta un’iniquità di trattamento, che ha colpito in modo casuale e arbitrario diversi gruppi di cittadini. La possibilità di sfuggire al prelievo semplicemente detenendo denaro in contanti ha reso il sistema ancora meno equo e ha incentivato una corsa ai prelievi. Il rischio concreto, in casi simili, è quello di generare un effetto domino in cui sempre più persone preferiscono detenere riserve di contante anziché affidarsi agli istituti bancari. Un fenomeno di questo tipo porta alla disfunzione del sistema finanziario e mina la fiducia nella stabilità monetaria del Paese. Motivo per cui, tra le varie cause, prelevare grosse somme di contanti è una procedura che viene rallentata, anche se non dovrebbe essere impedita.


4. Il prelievo piace meno delle tasse

Dal punto di vista psicologico e politico, il prelievo forzoso è una delle misure più impopolari che un governo possa attuare. Sebbene l’aumento della tassazione abbia effetti simili nel tempo, viene percepito in modo molto diverso:

  • Un aumento delle tasse, per esempio, del 6% (equivalente al prelievo dello 0,6% su un orizzonte temporale lungo) genera meno resistenza, perché diluito nel tempo e spesso attribuito a cause indirette come l’inflazione o la spesa pubblica.
  • Un prelievo forzoso immediato appare invece come un’intrusione diretta nei risparmi, scatenando reazioni di panico e sfiducia nel sistema bancario.

Nel 1992, questa misura ha causato una fuga di capitali e una perdita di fiducia nella stabilità finanziaria del Paese. Il governo ha dovuto smentire ufficialmente la possibilità di nuovi prelievi per evitare un crollo della fiducia nel sistema bancario. Quando il cittadino percepisce che il proprio denaro può essere prelevato arbitrariamente, il senso di sicurezza si sgretola, portando a comportamenti difensivi che possono avere effetti ancora più negativi per l’economia nel suo complesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *