Analisi Critica sull’Efficacia dell’Alternativa BRICS+

Negli ultimi anni, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) sono diventati oggetto di crescenti speculazioni riguardo alla loro capacità di ridefinire il commercio internazionale. L’introduzione del cosiddetto BRICS+, con l’inclusione di nuove economie emergenti, ha ulteriormente alimentato queste ipotesi. Tuttavia, è necessario valutare criticamente se questo gruppo abbia realmente la forza e gli strumenti per proporre un modello alternativo al sistema occidentale oppure se stiamo assistendo a una sopravvalutazione del loro potenziale.


#1. BRICS+: rivoluzione o percezione?

La recente espansione dei BRICS verso il BRICS+ include economie come Egitto, Iran, Etiopia e Emirati Arabi Uniti. Nonostante questo ampliamento aumenti certamente il peso geopolitico del gruppo, parlare di “rafforzamento” economico concreto potrebbe risultare affrettato. Differenze politiche interne, interessi economici divergenti e una competizione interna tra Cina e India per la leadership rischiano di limitare la coesione e l’efficacia del gruppo. Per esempio, Cina e India mantengono tensioni territoriali aperte e profonde differenze commerciali che ne ostacolano la piena collaborazione. La Russia, da parte sua, sta vivendo un isolamento internazionale significativo a causa delle recenti sanzioni occidentali, rendendo complessa la sua interazione economica con gli altri membri del gruppo. Anche il Brasile affronta problemi economici interne che potrebbero limitare la sua capacità di partecipazione attiva.

L’inclusione dell’Iran (a guida islamica) potrebbe inoltre rappresentare un’arma a doppio taglio: da un lato rafforza il peso geopolitico dei BRICS+ grazie alla sua posizione strategica e risorse energetiche, dall’altro rischia di attirare critiche e isolamento da parte di paesi occidentali. Allo stesso modo, paesi come l’Etiopia, pur rappresentando un importante partner economico in Africa, potrebbero portare con sé problemi di stabilità interna e conflitti regionali che indebolirebbero ulteriormente l’omogeneità del gruppo.

In sostanza, la percezione di rafforzamento dovuta all’espansione potrebbe rivelarsi una semplificazione eccessiva. L’allargamento porta con sé vantaggi simbolici e un potenziale strategico indiscutibile, ma anche una complessità interna amplificata che potrebbe rallentare o impedire del tutto una reale coesione. La mancanza di istituzioni interne consolidate in grado di gestire questa complessità rischia di trasformare il gruppo da potenziale alternativa globale a semplice aggregato geopolitico senza reale efficacia operativa.


#2. Una nuova valuta: fattibilità e problemi

L’idea di creare una valuta comune BRICS+ per ridurre l’egemonia del dollaro statunitense nel commercio globale è affascinante ma presenta problemi sostanziali. Le differenze strutturali fra le economie coinvolte, l’assenza di un quadro normativo comune e, soprattutto, la diffidenza reciproca fra alcuni paesi (in particolare India e Cina) potrebbero rendere impossibile la creazione e la gestione di una valuta stabile, comune e accettata internazionalmente. Il recente tentativo della Cina di promuovere lo Yuan digitale, accolto con scetticismo dagli altri membri, evidenzia queste criticità.

Inoltre, la gestione monetaria di una valuta comune richiede istituzioni bancarie sovranazionali, simili alla Banca Centrale Europea, che al momento non esistono nei BRICS+. Le economie di questi paesi variano enormemente: la stabilità monetaria di India e Cina contrasta fortemente con la volatilità economica del Brasile e del Sudafrica. Questa diversità complicherebbe ulteriormente l’adozione di politiche monetarie condivise.

La sfiducia reciproca tra paesi membri, unita all’assenza di un consenso su quale valuta utilizzare come riferimento (Yuan cinese o Rublo russo, ad esempio), rende l’obiettivo di una valuta comune ancora più distante dalla realtà operativa. A ciò si aggiunge il possibile contraccolpo geopolitico da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che potrebbero vedere in una tale mossa una minaccia diretta ai propri interessi economici globali.

Pertanto, benché l’idea di una valuta alternativa al dollaro sia concettualmente seducente, nella pratica appare attualmente improbabile. Le difficoltà interne, politiche ed economiche, combinandosi con pressioni esterne significative, rendono questa possibilità al momento più un ideale teorico che una prospettiva reale.


#3. L’oro come base monetaria

L’oro viene frequentemente menzionato come possibile base monetaria per la nuova valuta BRICS+, creando aspettative di stabilità superiore rispetto alle valute fiat occidentali. Tuttavia, questa visione è semplificata e idealizzata. La volatilità del prezzo dell’oro, determinata da fattori globali complessi come domanda speculativa, produzione mineraria e decisioni politiche internazionali, potrebbe compromettere la stabilità di una valuta basata su questo metallo prezioso.

Inoltre, la gestione pratica delle riserve auree condivise presenta enormi difficoltà logistiche e diplomatiche. Chi gestirebbe fisicamente queste riserve? Come verrebbero suddivise equamente fra i vari membri? Paesi con economie più deboli o instabili potrebbero reclamare una maggiore quantità di oro rispetto a quelli più solidi, generando potenziali conflitti interni. Anche il ruolo dei mercati finanziari globali, dominati dall’Occidente, rappresenterebbe un problema concreto, rendendo vulnerabile la valuta BRICS+ a speculazioni esterne e manipolazioni economiche.

L’utilizzo dell’oro potrebbe sembrare attraente per ragioni storiche e simboliche, evocando una stabilità monetaria precedente al sistema Bretton Woods. Tuttavia, il sistema aureo ha dimostrato storicamente limitazioni significative, come rigidità nella politica monetaria e incapacità di reagire rapidamente a crisi economiche. L’adozione di un simile modello potrebbe limitare pesantemente la capacità dei BRICS+ di affrontare efficacemente recessioni o shock economici, aumentando così la vulnerabilità economica interna dei membri più deboli.


#4. I problemi di fare a meno dell’Occidente

La narrazione complottista (o dell’occidentale afflitto da senso di colpa cronico) vuole i BRICS+ come una risposta inevitabile a un Occidente descritto come ingiusto, oppressivo e imperialista. Tuttavia, è necessario adottare una visione critica e imparziale per comprendere appieno la complessità della situazione. Molti paesi emergenti potrebbero legittimamente sentirsi marginalizzati dalle politiche economiche occidentali, specialmente dal sistema finanziario internazionale dominato da istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale.

D’altra parte, il desiderio di autonomia dei BRICS+ non deriva esclusivamente da motivazioni ideologiche o etiche, ma è anche frutto di calcoli geopolitici e commerciali. Ad esempio, la Cina cerca di ampliare la sua influenza economica attraverso iniziative come la Belt and Road, mentre la Russia vede nei BRICS+ una possibilità concreta di contrastare il proprio isolamento occidentale. L’India e il Brasile potrebbero invece vedere nel gruppo un mezzo per aumentare la propria voce diplomatica internazionale, senza però necessariamente condividere pienamente obiettivi e strategie comuni.

In conclusione, attribuire il distacco dei BRICS+ esclusivamente a dinamiche di “buoni contro cattivi” rappresenta una banalizzazione pericolosa. Le motivazioni reali sono complesse e spesso guidate da opportunismo geopolitico, strategie di sviluppo nazionali e obiettivi economici specifici piuttosto che da una contrapposizione ideologica radicale.


#5. BRICS+ tra geopolitica e complotti

L’emergere dei BRICS+ come attore geopolitico globale è ormai un dato di fatto, ma è altrettanto vero che rappresentarli come la nuova “luce” del commercio internazionale appare eccessivamente ottimistico e semplicistico. Nonostante il peso economico crescente di Cina e India, il gruppo nel suo insieme è ancora lontano dall’avere la coesione necessaria per proporsi come reale alternativa al sistema occidentale.

Le tensioni interne tra i membri, la competizione economica reciproca, e l’assenza di un quadro istituzionale comune capace di coordinare efficacemente le decisioni economiche e politiche rappresentano ostacoli concreti e significativi. Sebbene sia vero che il peso relativo del dollaro nel commercio globale stia lentamente diminuendo, il sistema finanziario internazionale resta fortemente integrato e dipendente dalle istituzioni e dai meccanismi creati e dominati dai paesi occidentali.

Pertanto, la realtà è decisamente più sfumata rispetto alla narrazione semplicista e idealizzata che ne celebra l’ascesa come inevitabile. I BRICS+ potrebbero certamente influenzare l’equilibrio globale, ma per farlo dovranno prima risolvere problemi concreti e complessi, andando ben oltre le semplici dichiarazioni d’intenti e le percezioni ottimistiche della loro potenziale leadership globale.

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