Le 9 Cose Fatte in Oro Più Massicce della Storia

L’oro ha dato vita a capolavori unici e scoperte straordinarie, dalla maestosa statua del Buddha d’Oro di Wat Traimit al Sarcofago di Tutankhamon, simbolo dell’arte funeraria egizia. Straordinarie pepite come la Welcome Stranger e la Canaã testimoniano la grandezza della natura, mentre “opere artistiche” moderne come “America” di Cattelan trasformano l’oro in provocazione artistica.


#1. Buddha d’Oro di Wat Traimit

5.500 kg (2.000 kg oro puro)

Il Buddha d’Oro di Wat Traimit è una delle statue più sacre e venerate della Thailandia, nonché una delle scoperte più sorprendenti nella storia dell’arte religiosa. La sua origine esatta è incerta, ma gli studiosi ritengono che sia stata realizzata durante il periodo di Sukhothai (1238-1438), l’epoca in cui il buddismo Theravada divenne la religione dominante del regno di Sukhothai.

Per secoli, la statua fu completamente ricoperta di stucco e gesso dorato, un trucco comune per proteggere oggetti di valore dai saccheggiatori, specialmente durante le invasioni birmane del XVIII secolo. Rimase nascosta sotto questo rivestimento fino a quando, nel 1955, durante un trasferimento, il rivestimento esterno si ruppe accidentalmente, rivelando la vera natura della statua.

Dopo la scoperta, il Buddha fu collocato nel Wat Traimit, un tempio situato nel distretto di Samphanthawong, a Bangkok, dove oggi è oggetto di pellegrinaggio e venerazione. La statua raffigura Buddha seduto nella posizione del Bhumisparsha Mudra, con la mano destra che tocca la terra, un gesto che simboleggia il momento della sua illuminazione sotto l’albero della Bodhi.

Negli anni successivi, il Wat Traimit fu ristrutturato per ospitare degnamente questa straordinaria scultura. Nel 2010, il tempio inaugurò un nuovo edificio a più piani, dedicando un intero piano alla storia e al significato del Buddha d’Oro. Oggi, la statua è uno dei simboli più importanti della cultura thailandese, unendo storia, fede e mistero in un’unica, affascinante opera d’arte.


#2. Sarcofago d’Oro di Tutankhamon

110 kg (97 kg oro puro)

Il Sarcofago d’Oro di Tutankhamon è uno degli oggetti funerari più iconici dell’Antico Egitto, scoperto nel 1922 dall’archeologo Howard Carter nella Valle dei Re. La scoperta della tomba di Tutankhamon fu rivoluzionaria, poiché si trattava di una delle poche tombe reali rimaste intatte e non saccheggiate nei millenni successivi alla sua costruzione.

Il sarcofago faceva parte di un complesso di tre sarcofagi annidati l’uno dentro l’altro, ciascuno progettato per proteggere il corpo del giovane faraone nel suo viaggio nell’aldilà. Il più interno, quello in oro massiccio, racchiudeva la mummia di Tutankhamon avvolta in preziosi tessuti e adornata con amuleti e gioielli sacri.

Decorato con straordinaria perizia, il sarcofago mostra il volto idealizzato di Tutankhamon, con il tradizionale copricapo nemes, la barba intrecciata e gli occhi incrostati di pietre preziose. Il faraone è raffigurato con le braccia incrociate sul petto, mentre impugna il pastorale e il flagello, simboli della sua autorità divina e del suo ruolo di sovrano protettore del popolo egizio.

Le iscrizioni e i geroglifici incisi sul sarcofago contengono preghiere e formule magiche tratte dal Libro dei Morti, pensate per garantire a Tutankhamon protezione e successo nel regno dell’oltretomba. La sua realizzazione dimostra il livello altissimo raggiunto dagli artigiani egizi, che utilizzarono tecniche avanzate di lavorazione dell’oro e delle pietre preziose.

Oggi, il sarcofago è custodito nel Museo Egizio del Cairo, dove continua a suscitare meraviglia in studiosi e visitatori. La sua scoperta ha contribuito enormemente alla conoscenza della civiltà egizia, facendo di Tutankhamon uno dei faraoni più celebri della storia, nonostante il suo breve regno.


#3. “America” di Maurizio Cattelan

103 kg (77 kg oro puro)

“America” di Maurizio Cattelan è un’opera d’arte contemporanea tra le più provocatorie e discusse degli ultimi anni. Realizzata nel 2016, consiste in un water perfettamente funzionante interamente in oro massiccio, concepito come una critica ironica al consumismo e alla disuguaglianza economica.

L’opera è stata esposta per la prima volta al Guggenheim Museum di New York, dove i visitatori avevano la possibilità di usarla realmente, rendendola una delle poche “opere d’arte” contemporanea con un’interazione diretta e funzionale. Il titolo, “America”, è una chiara allusione al lusso sfrenato e alla disparità sociale, sottolineando il paradosso di un oggetto solitamente considerato banale, trasformato in un simbolo di ricchezza e spreco estremo.

Il curatore del Guggenheim, nell’introdurre l’opera, la descrisse come un’icona del sogno americano, accessibile a tutti, ma con un prezzo di realizzazione incredibilmente alto. L’idea di trasformare un oggetto di uso quotidiano in un manufatto di lusso estremo riflette l’approccio concettuale tipico di Cattelan, noto per la sua ironia e per le sue “opere” dissacranti.

Nel 2019, l’opera è stata prestata al Blenheim Palace, in Inghilterra, la residenza natale di Winston Churchill. Tuttavia, poche ore dopo l’inaugurazione della mostra, “America” è stata rubata in un furto spettacolare. Il water d’oro, essendo perfettamente funzionante, era collegato agli impianti idraulici dell’edificio, e i ladri, per rimuoverlo, causarono gravi danni strutturali.

Ad oggi, il water non è stato mai recuperato e il mistero sulla sua fine rimane aperto. Alcuni ipotizzano che sia stato fuso per ricavarne l’oro, mentre altri credono che possa essere ancora nascosto da qualche parte. Nonostante la sua assenza fisica, “America” continua a essere uno degli esempi più audaci dell’arte concettuale moderna, ponendo domande sulla relazione tra arte, valore e società contemporanea.


#4. Pepita “Welcome Stranger”

78 kg (71 kg oro puro)

La pepita “Welcome Stranger” è la più grande pepita d’oro mai trovata ed è una delle scoperte più straordinarie nella storia della corsa all’oro. Fu rinvenuta il 5 febbraio 1869 nei pressi di Moliagul, Victoria, Australia, da due cercatori d’oro di origine britannica, John Deason e Richard Oates.

La scoperta avvenne quasi per caso: i due minatori, mentre scavavano in una zona già parzialmente esplorata, colpirono con un piccone una massa di metallo a pochi centimetri di profondità. Inizialmente pensarono si trattasse di una grossa pietra, ma quando la esaminarono meglio, si resero conto che era interamente d’oro.

La pepita era così grande che non poteva essere pesata con le bilance disponibili all’epoca, quindi dovette essere spezzata in più pezzi per poter essere trasportata e pesata correttamente. Dopo la fusione, la pepita restituì 71 kg di oro puro, che furono venduti alla Banca d’Inghilterra per una cifra equivalente a milioni di dollari di oggi.

La scoperta della “Welcome Stranger” avvenne in un periodo in cui la corsa all’oro australiana era al culmine e contribuì a rendere la regione di Victoria una delle più importanti al mondo per l’estrazione dell’oro. Tuttavia, la pepita originale non esiste più, in quanto fu completamente fusa per il commercio.

Oggi, una replica a grandezza naturale della “Welcome Stranger” è esposta presso il Museo di Dunolly, Victoria, e la sua storia continua a ispirare cercatori d’oro e appassionati di minerali in tutto il mondo. La sua scoperta rimane una delle più incredibili mai documentate nel settore minerario.


#5. Pepita “Canaã”

61 kg (58 kg oro puro)

La pepita “Canaã” è una delle più grandi pepite d’oro ancora esistenti e rappresenta una delle scoperte più importanti nella storia dell’estrazione aurifera brasiliana. Fu trovata il 13 settembre 1983 da Júlio de Deus Filho, un minatore che lavorava nel celebre giacimento aurifero di Serra Pelada, situato nello stato di Pará, in Brasile.

Serra Pelada divenne famosa negli anni ’80 come uno dei più grandi giacimenti d’oro a cielo aperto al mondo, attirando migliaia di cercatori d’oro da tutto il Brasile, in cerca di fortuna. La regione si trasformò rapidamente in un vero e proprio campo minerario caotico, con migliaia di uomini che scavavano con pale e secchi, in condizioni estremamente difficili e pericolose.

La pepita “Canaã” fu una delle scoperte più sensazionali dell’epoca. Quando Júlio de Deus Filho la rinvenne, il ritrovamento suscitò enorme clamore, sia tra i minatori che tra i mercanti d’oro. A differenza di molte altre grandi pepite, la “Canaã” non fu fusa e venne invece destinata alla conservazione come simbolo della ricchezza mineraria del Brasile.

Oggi, la pepita è esposta nel Museo dei Valori del Banco Centrale a Brasilia, dove è considerata uno dei pezzi più importanti della collezione. La sua esistenza è una rarità, poiché la maggior parte delle grandi pepite scoperte nel mondo sono state fuse quasi immediatamente dopo la loro scoperta per la vendita dell’oro.

La “Canaã” rappresenta non solo una meraviglia della natura, ma anche una testimonianza dell’epoca d’oro di Serra Pelada, quando migliaia di uomini si riversavano nelle miniere nella speranza di cambiare la loro vita con un colpo di fortuna.


#6. Pepita “Il Grande Triangolo”

36 kg (34 kg oro puro)

La pepita “Il Grande Triangolo” è una delle più grandi pepite d’oro mai trovate ed è la più grande mai scoperta in Russia. Fu rinvenuta nel 1842 nella regione degli Urali, un’area nota per la sua abbondanza di minerali preziosi fin dall’epoca degli zar.

Il nome “Il Grande Triangolo” deriva dalla sua forma particolarmente distintiva, che ricorda un triangolo quasi perfetto, una caratteristica insolita per una pepita d’oro di tali dimensioni. Questa peculiarità la rese immediatamente riconoscibile e contribuì a evitarne la fusione, permettendole di sopravvivere fino ai giorni nostri.

La scoperta avvenne durante un periodo in cui l’Impero Russo stava intensificando l’estrazione mineraria nelle regioni degli Urali, considerata una delle aree più ricche d’oro del paese. La pepita fu rapidamente acquisita dalle autorità imperiali, che la considerarono un simbolo della ricchezza mineraria della Russia.

A differenza di molte altre pepite scoperte in epoca moderna, che furono vendute e fuse per estrarne l’oro, il “Grande Triangolo” fu conservato intatto e oggi è esposto nel prestigioso Museo dei Diamanti del Cremlino di Mosca. Questo esemplare rappresenta un raro caso di pepita storica sopravvissuta nel tempo ed è una delle attrazioni principali del museo, dove è custodito insieme ai gioielli imperiali russi e ad altri tesori di inestimabile valore. Il suo ritrovamento rafforzò la fama degli Urali come una delle regioni più ricche di oro dell’epoca zarista e contribuì a consolidare l’importanza della Russia nella produzione di metalli preziosi.


#7. Pepita “Hand of Faith”

27 kg (25,6 kg oro puro)

La pepita “Hand of Faith” è una delle pepite d’oro più grandi mai trovate ed è la più grande mai scoperta con un metal detector. Fu rinvenuta il 26 settembre 1980 da Kevin Hillier, un cercatore d’oro dilettante, nei pressi di Wedderburn, Victoria, Australia. La scoperta avvenne in modo del tutto fortuito: Hillier stava esplorando una zona già nota per la presenza d’oro, quando il suo metal detector emise un segnale fortissimo. Iniziò a scavare e, a circa 30 cm di profondità, scoprì una massa d’oro irregolare e scintillante.

Questa straordinaria pepita fu subito battezzata “Hand of Faith” (Mano della Fede), un nome che richiama sia la forma allungata e nodosa della pepita, sia la fortuna incredibile che portò al suo scopritore. La notizia fece rapidamente il giro del mondo, attirando l’attenzione dei collezionisti e degli investitori d’oro.

Poco dopo la scoperta, la pepita fu acquistata dal Golden Nugget Casino di Las Vegas, dove è tuttora esposta come attrazione per i visitatori. La sua posizione nel famoso casinò riflette l’idea della ricchezza improvvisa e del colpo di fortuna, elementi centrali sia nel mondo del gioco d’azzardo che nella corsa all’oro.

La “Hand of Faith” rimane una delle pepite d’oro più iconiche e fotografate al mondo, non solo per la sua storia straordinaria, ma anche perché rappresenta una delle poche pepite di grandi dimensioni sopravvissute intatte. Il suo ritrovamento è un simbolo della possibilità, seppur remota, che ancora oggi si possano fare scoperte straordinarie nella ricerca dell’oro.


#8. Pepita “Alaska Centennial Nugget”

20,5 kg (19,5 kg oro puro)

La pepita “Alaska Centennial Nugget” è la più grande pepita d’oro mai trovata in Alaska ed è una delle scoperte più significative della storia mineraria degli Stati Uniti. Fu scoperta nel 1998 da Barry Clay, un cercatore d’oro professionista, mentre lavorava con un escavatore lungo il fiume Swift Creek, vicino a Ruby, in Alaska.

A differenza di molte altre pepite rinvenute nel corso della corsa all’oro dell’800, la “Alaska Centennial Nugget” fu scoperta molto più tardi, dimostrando che l’Alaska continuava a nascondere tesori auriferi di valore eccezionale. Il nome della pepita celebra il centenario dell’Alaska, che divenne territorio degli Stati Uniti nel 1898, esattamente 100 anni prima del ritrovamento.

Barry Clay, resosi conto dell’incredibile valore della sua scoperta, non volle rischiare e decise di vendere immediatamente la pepita a un collezionista privato. La pepita venne successivamente acquistata da un negozio specializzato in oro e minerali di Talkeetna, in Alaska, dove rimase per anni come attrazione per i visitatori.

Oggi, la “Alaska Centennial Nugget” è ancora una delle pepite più famose e studiate del mondo, poiché rappresenta una delle rare scoperte di grandi pepite nell’epoca moderna, in un periodo in cui si pensava che la maggior parte dei depositi auriferi superficiali fosse già stata sfruttata. La sua scoperta è una testimonianza della ricchezza mineraria dell’Alaska, una regione che ha giocato un ruolo fondamentale nella storia dell’oro negli Stati Uniti e che, ancora oggi, continua ad attrarre minatori, geologi e appassionati di ricerca aurifera.


#9. Maschera Funeraria di Tutankhamon

10,2 kg (9,9 kg oro puro)

La Maschera Funeraria di Tutankhamon è uno degli oggetti più iconici dell’Antico Egitto e dell’intera storia dell’archeologia. Fu scoperta nel 1922 dall’archeologo Howard Carter, all’interno della tomba del faraone Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re. Questa tomba, a differenza di molte altre, fu ritrovata quasi intatta, regalando al mondo uno dei più straordinari tesori dell’epoca faraonica.

La maschera era posta direttamente sul volto della mummia di Tutankhamon, come parte del corredo funerario destinato a proteggere e guidare il faraone nell’aldilà. Nell’antico Egitto, si credeva che una maschera funeraria non solo preservasse l’identità del defunto, ma che fosse anche un ponte tra il mondo dei vivi e quello divino.

L’arte e la lavorazione della maschera testimoniano il raffinato livello tecnologico e artistico raggiunto dagli artigiani egizi durante la XVIII dinastia. La maschera raffigura il giovane re con il tradizionale copricapo nemes, decorato con l’ureo e l’avvoltoio, simboli della sovranità sul Basso e Alto Egitto.

Gli occhi della maschera sono incastonati con ossidiana e quarzo, mentre le sopracciglia e il contorno degli occhi sono realizzati con intarsi di lapislazzuli, una pietra preziosa importata dall’Afghanistan. La barba intrecciata, simbolo della regalità divina, è realizzata con vetro blu scuro e dettagliata con incisioni in oro. Sulla parte posteriore e interna della maschera sono incisi passaggi tratti dal “Libro dei Morti”, destinati a garantire a Tutankhamon protezione e vita eterna nell’aldilà. Questo dettaglio dimostra non solo l’importanza rituale dell’oggetto, ma anche l’attenzione degli egizi alla dimensione spirituale del trapasso.

Dopo la scoperta, la maschera divenne uno dei simboli più celebri dell’Antico Egitto e fu esposta nel Museo Egizio del Cairo, dove rimane ancora oggi uno dei pezzi più visitati al mondo. Nel 2015, la maschera subì un restauro dopo un incidente in cui la barba fu accidentalmente staccata e poi maldestramente riattaccata con colla. Il restauro successivo riportò l’opera al suo splendore originale.

Ancora oggi, la Maschera Funeraria di Tutankhamon incanta milioni di visitatori e studiosi, rappresentando un simbolo senza tempo della grandiosità e del mistero della civiltà egizia.

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